"La Segnalazione certificata di inizio attività, introdotta come emendamento all'art. 49 della manovra, anziché semplificare apre una prospettiva di contenzioso notevole, e costringe le Regioni e gli enti locali a rincorrere affannosamente le cosiddette innovazioni che generano solo incertezza" - denuncia l'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson (foto a dx) dopo l'approvazone in commissione Bilancio dell'emendamento all'art. 49 della manovra che deregolamenta le attività d'impresa, incluse quelle edilizie.
Già esistono semplificazioni
In ambito edilizio, spiega la Regione Toscana in una nota, con la "Dia" ("Dichiarazione di inizio attività") è già prevista da tempo una procedura semplificata per gli int
erventi sul patrimonio esistente, ferma restando l'autorizzazione paesaggistica. Il recente Dl 40/2010 ha ulteriormente semplificato il quadro prevedendo per alcune tipologie d'intervento l'attività edilizia libera o la semplice comunicazione di inizio lavori.
La corsa contro il tempo per verificare la segnalazione
Sono dello stesso tenore anche le dichiarazioni dell'assessore ai Lavori pubblici e alle Politiche abitative della Regione Umbria, Stefano Vinti. "Il permesso di costruire, nel caso dell'attività edilizia, viene sostituito da una semplice autocertificazione, la ‘Scia' (Segnalazione certificata di inizio attività), che non necessita più di controlli o atti di autorizzazione, ma diventa immediatamente esecutiva all'atto della presentazione. La pubblica amministrazione ha solo la possibilità di verificare tutti i requisiti dichiarati dal presentatore della ‘Scia' ed entro 30 giorni, con motivato provvedimento, vietare la prosecuzione dell'attività e bloccare i lavori già iniziati, ma solo in presenza di un danno grave e irreparabile per la salute, l'ambiente e il patrimonio artistico, ma in ogni caso negoziando con l'impresa autocertificante".
Salta la tutela del patrimonio paesaggistico
"Il Governo - aggiunge l'assessore Vinti (foto a sx) -mette al centro dell'intero meccanismo di regolazione sociale le esigenze delle imprese e del mercato, sacrificando beni pubblici fondamentali come l'ambiente, il paesaggio, il patrimonio artistico". "Nel campo dell'urbanistica e dell'edilizia - rileva l'assessore regionale - viene messa in atto una generalizzazione di una norma eccezionale fino ad oggi, tanto più che quando riguarda beni ambientali, culturali e paesaggistici il silenzio è sempre stato interpretato come rifiuto, come previsto dal Codice dei beni culturali approvato dal governo Berlusconi nel 2004. Inoltre, dopo aver previsto che anche per le aree protette varrà il principio del silenzio-assenso per le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate su parere vincolante di Regioni e Soprintendenze, la valutazione di impatto ambientale potrà ora essere affidata a Università e altri enti pubblici".
Una spinta allo scempio
"In un Paese dove il rischio sismico e idrogeologico ha comportato spesso enormi danni e perdite per una sottovalutazione delle regole e dei vincoli - conclude l'assessore regionale - dove gli abusivismi, secondo il Cresme, in 25 anni sono stati un milione, dove 10mila dal 1990 a oggi sono le vittime, i feriti e i dispersi a causa del dissesto idrogeologico, dove la criminalità organizzata ha nell'edilizia un terreno privilegiato di investimento, i provvedimenti che il Governo vuole introdurre non significano solo una ‘deregulation' pericolosissima, una vera e propria spinta allo scempio edilizio, alla devastazione ambientale, al Far West urbanistico".
Un regalo per imprese irregolari
Ma queste critiche delle Regioni non sono le sole. Già nei giorni scorsi abbiamo assistito alle denunce del presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, a cui si univano quelle di Legambiente e di Roberto della Seta, uno dei pochi esponenti dell'opposizione espressosi sul tema. Oggi anche il segretario della Fillea, Walter Schiavella denuncia la "deregulation" contenuta nella manovra economica definendola "un grande regalo alle imprese irregolari" e l'ennesimo permesso autorizzato per l'elusione fiscale. E non è il solo, anche l'Associazione dei Costruttori ANCE ha richiesto al Governo di reintrodurre l'obbligo dell'esibizione del DURC cancellato con la manovra fiscale. Insomma, sindacati e imprese d'accordo nel chiedere più regole, unico strumento per combattere il lavoro nero.
Stabilire soglie minime di accesso
"Paradossale semplificare, continua Schiavella in un'intervista rilasciata all'Unità di martedì 13 luglio. In edilizia non c'è nulla da semplificare, semmai il contrario: bisogna definire nuove regole per accedere ad una professione che oggi non necessita di alcun requisito, costruire soglie d'accesso che leghino qualità e minimi criteri. Infatti in Italia le imprese edili sono il doppio rispetto a Francia, Germania, Spagna: circa 600mila, cui si aggiunge l'esercito delle partite Iva, che solo tra il 2006 e il 2008 sono aumentate del 208%, tra stranieri e italiani. Un quadro che ha prodotto l'aumento esasperato della concorrenza, e un'impennata degli sconti nelle gare d'appalto: ribassi del 50-60% non sono più casi rari. Ma un'impresa sana, regolare, quando mai può vincere un appalto al massimo ribasso?".
I dati del sommerso
Stando ai dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (pubblicati ad aprile 2010), nel settore edile il tasso di lavoro irregolare, nel 2009, è stato del 10, 5%, con maggiore presenza nel Sud Italia (19%) rispetto al Centro (8%) e al Nord Est (2,7%).
Proprio per questo secondo ANIEAM, associazione delle pmi dell'edilizia, il Durc, essendo uno dei pochi strumenti in mano allo Stato per accertare la regolarità contributiva delle imprese, garantirebbe un maggiore monitoraggio del lavoro.
Una provocazione che spiega gli effetti dell'emendamento
I rischi a cui questo nuovo emendamento potrebbe portare sono stati mostrati alla città di Milano domenica 11 luglio, giorno in cui sarebbe dovuta andare in scena la demolizione del Castello Sforzesco di Milano. L'evento, organizzato dall'Associazione AUFO (Architectural & Urban Forum), fortunatamente è stato solamente una dimostrazione dei rischi del silenzio assenso operato nel confronti di uffici tecnici oberati, come quello del Comune di Milano, che avrebbe omesso ogni controllo sulla DIA, inclusa la verifica sulla proprietà dell'area oggetto d'intervento.
Cosa accadrà?
Sembra che nel maxiemendamento alla manovra fiscale che Tremonti ha presentato in anteprima al presidente del Senato Renato Schifani, su cui il Governo chiederà la fiducia, sarebbero state introdotte delle limitazioni alla libertà d'impresa. L'autocertificazione non sarà prevista per una serie di documenti, tra cui le certificazioni previste per patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale. Ma i contenuti del provvedimento sono ancora ignoti ai componenti dell'Aula del Senato e c'è da aspettarsi che con la fiducia gli spazi di manovra saranno ristretti.
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